Parigi 24 gennaio 1920

Parigi 24 gennaio 1920

“Modigliani stava molto male. Alla tubercolosi si era aggiunta la nefrite. Apparvero i primi attacchi di delirium tremens. Pur sapendosi in condizioni gravi, Modigliani rifiutò di curarsi. Continuava a bere disperatamente. La figlia Jeanne rivelò che, verso la fine dell’anno, cominciò a mangiare più che modiglianipoté, convinto che solo la superalimentazione potesse salvarlo. Una sera, andò a trovare Suzanne Valadon, la madre di Utrillo, si fece dare da bere e cominciò a cantare una nenia ebraica. Jeanne sospettò che si trattasse del Kaddish, la preghiera dei morti, l’unica conosciuta dal miscredente Modigliani.
Un giorno – era il gennaio del 1920 – Ortiz de Zàrate andò a trovare l’amico malato. Lo trovò a letto. Aveva la febbre alta. Seduta accanto a lui, incinta di nove mesi, Jeanne lo disegnava. Tutt’intorno, per terra, un gran disordine di bottiglie vuote e tante scatole di sardine anch’esse vuote. La stanza era gelida.
<Da quanto tempo è così?> domandò Ortiz.
<Una settimana> rispose Jeanne.
E lei in quella settimana, non si era mossa dal capezzale. Il 22 gennaio la situazione precipitò. Modigliani non riconosceva più nessuno. Fu ricoverato all’ospedale della carità e morì due giorni dopo, a trentacinque anni e mezzo.” Osvaldo Guerrieri.

Sabato 25 gennaio 2014 ore 17.00

Visita alla Casa natale di Amedeo Modigliani, in Via Roma, 38.

Per info e prenotazioni: 320.8887044 – Costo 5,00 euro a persona.

Sono trascorsi ormai 94 lunghissimi anni dalla gelida sera del 24 gennaio in cui l’artista morì a seguito di un attacco di meningite tubercolare all’ Hospital de la Charitè di Parigi; aveva solo 35 anni.

“Caro Modigliani, da oggi, il mio più caro amico riposa al cimitero Père Lachaise, ricoperto di fiori secondo il vostro e nostro desiderio… Se gli dicevo: ‘La tua salute è cattiva, vàttela a curare’, mi trattava come un nemico, rispondendo: ‘Non farmi la predica’.
Era un figlio delle stelle e la realtà non esisteva per lui… La sua compagna, poveretta, non gli è sopravvissuta: il giorno dopo la morte di lui, alle 4 del mattino si è gettata dalla finestra del quinto piano della casa dei propri genitori, uccidendosi sul colpo”.

cimitero

Così scriveva, al fratello del pittore, Léopold Sborowski, uno degli amici più cari,da cui apprendiamo il dramma di una morte prematura, che renderà impossibile quel viaggio in Italia tanto desiderato da Amedeo.

In memoria della scomparsa di uno dei più famosi e amati artisti del ‘900, il giovane livornese Amedeo Modigliani, la casa natale in via Roma, 38 sarà aperta con la visita delle ore 17.00.

È davvero una preziosa occasione per poter visitare la casa che ha visto nascere e crescere Modì; è prima di tutto un’esperienza emotiva. La possibilità per poter approfondire i legami dell’artista con Livorno, con la cultura ebraica, con le radici livornesi.
La casa conserva intatta l’atmosfera retrò di una casa della borghesia ebraica livornese, ha ancora i vecchi pavimenti in graniglia decorati a motivi floreali e geometrici, gli infissi in legno con i vetri sottili, dove si ferma la polvere del tempo, le vecchie porte laccate, il lavello in marmo, le dispense.

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